O Dio onniveggente
Dio ti ricorda che, per quanto ti possa sentire inamabile anche per le cose più piccole che ti vengono dette o fatte, ci sarà sempre qualcuno pronto a riempirti gratuitamente di amore.
Stasera, però, mi sento inamabile, mi sento frustrato, infelice e inamabile. Non sono mai stato d'accordo con coloro che sostengono che le persone intelligenti non possono essere felici, ma oggi mi viene da chiedermi se lo possano essere le persone intelligenti e sensibili. L'autocoscienza, l'appercezione che l'intelligenza ti può dare e quell'equilibrio così precario su cui poggia l'umore delle persone più sensibili della media sono compatibili con la felicità? Credo che solitamente quelli come me trovino conforto nel mondo mentale, nella forza delle idee, ma è felicità o anche solo contentezza quella che non deriva da nient'altro che da costrutti teorici? Da quella debolezza caratteriale che certe volte ti abbatte e porta a chiederti «Ma che cosa campo a fare?» può conseguire un'allegria che non sia costruita, che non sia filosoficamente e logicamente fondata?
Non sono attraversato costantemente da significanti di cui mi illudo di conoscere il senso? Che cosa me ne faccio della consolazione che mi potrebbe dare un Magnificat? Le lacrime che vorrei versare, ma che, per orgoglio o per eccesso di sofferenza, non scendono dai miei occhi, non dipendono dal fatto che io non riesca a dimostrare l'esistenza di Dio agli altri, ma dal fatto che io non sia in grado di capacitarne me stesso. Dio, perché non ti sento? Dio, perché non mi fai sentire amato? Dio, perché non mi provi che anch'io sono amabile?
La gratuità del tuo amore è notoria, ma io non riesco a discendere dall'altare delle mie convinzioni preconcette. Non ti chiedo di perdonare le mie colpe, ma di farmi sentire che non ho bisogno di essere perdonato per vincere la mia angoscia. Vedi tutto, o Dio onniveggente, ma io non mi sento osservato da te. Padre, perché non poni fine alla mia indefessa dromomania? Perché non mi punisci veramente, una volta per tutte, per farmi sentire la potenza del tuo braccio? Perché mi lasci da solo con le preghiere che gli uomini hanno inventato per compiacersi della monotonia della loro fede? Non ti vedo, Dio, non ti sento.
Se sei onnipotente, salvami; se non lo sei, quantomeno abbi la decenza di disilludermi. Perché mi hai dotato della libertà e di un orientamento ontologicamente necessario? Che libertà è quella che non promana da una tabula rasa? E che libertà è quella che non si fonda sulle preferenze e sui valori di chi agisce? E come si possono avere valori e preferenze senza essere determinati? E la grazia? La grazia c'è o non c'è? Padre, mi sento privato del mio pane quotidiano. Perché non mi liberi dal male? È una prova questo supplizio a cui mi sottoponi? Perché, Padre? Perché, Dio? Come hai potuto pensare che fosse possibile che un uomo come me diventasse partecipe della tua vita beata? Perché hai permesso che questo fecciume egotista venisse al mondo? Chi mi sente parlare non può amarmi. Chi mi conosce davvero non può che provare un'algida compassione nei miei confronti. E tu pretenderesti di amarmi? Pretenderesti di volere il mio bene? Tu mi obblighi a essere empio, a disperarmi, a bestemmiare il tuo Nome per ricevere risposta! E io, nonostante tutto, non mi arrendo. Aspetto affannosamente il tuo amore.
Quando parlo di te, Signore, gli altri fuggono, ma io di te non ho che una comprensione intellettuale, un concetto, quando arriverà l'esperienza del tuo amore universale? Quando sarò uno strumento nelle tue mani? Quando potrò smettere di nominare il tuo Nome invano per sfogare la mia frustrazione? Signore, misericordia, perdonami.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
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